124c41+, EP

124c41+ EP cover

È il venerdì 17 di un Aprile truce, Enrico Ruggeri alla radio racconta l’epopea di Charles Manson e della sua family. Vestiti di nero, tatuaggi fuori dalle maniche e viso coperto a intermittenza dai ciuffi i 124c41+ (alcuni noti già al pubblico locale e non solo per precedenti progetti, Pherspira e Colibrì) mi scortano fino alla loro cascina adibita a sala prove e studio di registrazione, adagiata fra verdi colline e a due passi dalla fabbrica. Mattia e Omar viaggiano con me, “siete i miei ostaggi”.

Tracklist: 

01 Tagma 1
02 Tagma 2
03 Tagma 3

Oggi, 20 Aprile 2015, debutta ufficialmente il loro EP, araldo di un full album ancora in fase di gestazione. Le tre tracce, ventuno minuti circa dall’inizio alla fine, si annunciano con una grossa esplosione musicale, proseguono con le atmosfere nordiche che potevo aspettarmi conoscendo i precedenti lavori e poi rimescolano le carte lasciandomi inchiodato sul posto mentre le canzoni virano bruscamente rispetto al cammino su cui le avrei attese. Un pianoforte che si erge monumentale come una scogliera fra le sferzate di feedback e i riverberi tumultuosi, batteria con ritmi da elettronica, grida… Non è stato facile capire, ho chiesto a loro di raccontarmi passo passo, pezzo dopo pezzo, di spiegarmi mentre riascoltiamo le tracce insieme.

Tagma 1

Mattia [voce, chitarra]: Il disco è stato concepito per essere suonato dal vivo, quindi la registrazione in presa diretta per ottenere la tridimensionalità, per non digitalizzare troppo il prodotto. In molti momenti si sentono “chicche” particolari come un rullante che vibra troppo a lungo, una sedia che si muove… è la tridimensionalità che abbiamo cercato, soprattutto per batteria e pianoforte. Ci siamo appoggiati tutti su Riccardo per costruire i pezzi.

Riccardo [piano]: la prima parte del disco è l’unica in cui il piano non ha effetti, poi aggiungo i pedali più avanti fino a farlo sembrare una chitarra. Anche perché io non ho mai preso lezioni di pianoforte, sono un chitarrista che si è adattato al piano.

Tagma 2

M: questo pezzo di chiamava Arthur (Leonardo [batteria]: “il concept originario per questo pezzo era Schopenhauer“) ed è il primo che abbiamo scritto con mentalità 123c41+. Qui abbiamo tutti sperimentato. Riccardo suona un piano potente con molto riverbero, così come Omar col basso. L’intro è “sigurrossiana” poi succede qualcosa che non mi spiego…

Omar [basso, noise]: c’è lo stacco col charleston, e da lì abbiamo cominciato spontaneamente a dare un’altra direzione al pezzo, una direzione inaspettata anche per noi. Questo è il primo passo che ci ha portati fuori dalle nostre tecniche standard.

M: Volevamo dare un degno sviluppo al crescendo iniziale, che ci piaceva già tantissimo. Abbiamo provato a fare tutti qualcosa di inaspettato, io ad esempio non avevo mai cantato screamo prima, ma la voce si appoggia benissimo su questo pezzo, mi piace molto il gioco di contrasti.

L: Il tempo dell’ultima parte è un po’ doom, molto “grosso”. Si scontra con l’atmosfera eterea iniziale. Questa svolta è un po’ figlia dell’apporto di Omar al gruppo, di ha portato diversi ascolti e una diversa visione in generale.

M: Un’importante funzione nel disco ce l’ha il riverbero, per questo abbiamo usato metodi di registrazione particolari. Ad esempio un microfono ambientale è stato posizionato nel cesso. Ci ha fornito tre quarti in più di ambiente. Abbiamo provato a toglierlo dagli altri canali ma tutto il lavoro ne perdeva molto. Rende i pezzi molto veri, anche nel rivelare i tanti errori fatti. Questa canzone eseguita live suona proprio così come è registrata, ci ha fatto soffrire molto ma è anche quella che mi piace di più.

L: Dopo questa abbiamo buttato tanti pezzi che avevamo già pronti, era l’inizio di qualcosa di diverso.

un microfono ambientale è stato posizionato nel cesso

Tagma 3

L: Per me questo è il pezzo che più rivela il nostro ambiente di registrazione.

M: è molto viscerale, abbiamo provato sempre a seguire Riccardo ma anche a sperimentare il più possibile. In realtà questa è l’unione di due pezzi diversi, ma proprio Riccardo è stato bravissimo ad unirli facendoli suonare con coerenza.

R: Questo EP segue un suo percorso. L’inizio sembra una chiusura drammatica, poi si scopre che la prima è una traccia carica di speranza. C’è un crescendo iniziale e poi una grande apertura. Tra di noi lo chiamiamo “il pezzo solenne”.

L: Tagma 2 invece è un corridoio fra gli altri due, anticipa un senso di decadimento.

M: Io però raccomando sempre di ascoltare sempre il disco per intero e con le cuffie o comunque volumi molto alti. è un percorso.

La mia impressione è che questi ragazzi, giovanissimi anagraficamente e tutto sommato anche in termini di vita musicale, abbiano intrapreso una fuga dal passato ma senza nemmeno abbracciare appieno il presente. La loro scelta di un nome tutt’altro che immediato, l’aver dissipato il discreto seguito accumulato negli anni nelle piattaforme social (non esistono più le pagine fan dei loro vecchi progetti e non se ne fa menzione nella nuova), il grosso tatuaggio PHERSPIRA sul braccio di Mattia mi suggeriscono queste riflessioni.

M: Non è una questione di egocentrismo o chissà cosa, questi sono paletti molto ragionati. Chiediamo all’ascoltatore di capire un CD, non solo di ascoltarne le tracce. Il nostro lavoro è molto per il pubblico, più di quello che sembra. Noi cerchiamo l’incontro con persone disposte a prestare attenzione a quello che facciamo. Io adesso mi sento felice per un “like”, perché so che proviene da persone che nemmeno sanno che faccia abbiamo ma hanno apprezzato la nostra opera a dispetto di prima, dei tempi in cui puntavamo molto anche sull’immagine.

O: Non deve essere tutto comprensibile. Abbiamo molto abbassato il livello della voce in fase di produzione, è molto importante più di quello che dice il come lo dice. L’urlo è un sistema di comunicazione potente, arriva. Noi abbiamo una diversa concezione di musica, anche rispetto al cosiddetto circuito indipendente che spesso ragiona negli stessi termini del main-stream solo senza gli stessi mezzi economici.

M: Omar è stato una svolta un po' per tutto, musicalmente e come approccio alla vita. L: Con Omar si è concluso un percorso che avevamo intrapreso
M: Omar è stato una svolta un po’ per tutto, musicalmente e come approccio alla vita.                                                         L: Con Omar si è concluso un percorso che avevamo intrapreso                                                                                  O: E basta co ‘sti complimenti

 

L: per me questo CD è un po’ un invito a rivalutare lo “sporco”, inteso come produzione lontana dai canoni radiofonici o di produzione ordinaria. A qualcuno il nostro EP potrebbe suonare male, ma è necessario chiedersi perché è stato registrato così.

M: Adesso potremmo avere anche dieci like, contro i millecinquecento che avevamo con il nostro gruppo precedente, che aveva solo un pezzo! Adesso ci stiamo facendo strada più lentamente, ma che soddisfazione avere pochi ascoltatori, fossero dieci, ma che ci ascoltano davvero!

Io: Ma magari non vi piacerebbe avere dieci spettatori ad un vostro concerto?

[ridono, si consultano]

O: Magari sì, se sono disposti ad ascoltare e rispondono a quello che facciamo.

M: è un disco senza fine commerciale, da questo punto di vista suoniamo come cazzo ci pare. Potremmo fare un concerto anche solo per te.

R: Per te e con te.

[concordano]

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