Ephebia Festival 2006

Ephebia Festival 2006 - diario di bordo

La caparbietà e la capacità di resistenza di quel manipolo di ragazze arrivate all'antistadio nella mattinata di domenica rimarranno impresse nella nostra mente per lungo tempo. Oltre dodici ore lì, attaccate alle transenne, ad attendere gli Ark, i loro idoli venuti proprio qui, all'Ephebia Festival. Beata la gioventù, noialtri non abbiamo più l'età per simili cose. Ci siamo chiesti per tutta la giornata se fossimo noi a non aver capito niente o loro ad aver sopravvalutato l'evento. Fortunatamente e grazie a qualche divinità rocchettara (e soprattutto agli Ark), avevano ragione loro.
Lo splendido show del gruppo svedese è stato l'atto conclusivo di un Ephebia Festival che, alla sua nona edizione, si è aperto definitivamente all'internazionalità. Non solo per la provenienza degli artisti, ma anche per il pubblico venuto da luoghi davvero lontani come Finlandia e Norvegia. In questo senso, la Cittadella ha assunto colori nuovi, oltre a quelli piacevolmente consueti ai quali eravamo abituati da tempo.
Non abbiamo fatto tutto da soli: nonostante la temperatura sia stata decisamente sotto la media (conserveremo un pò tutti il ricordo dei "Vieni avanti cretino" e "L'allenatore nel pallone" proiettati con grande successo alle una della notte, mentre si consumavano hot dog con le ossa devastate dall'umidità: una geniale intuizione del nostro Simone), il sole ha brillato per tutte le tre giornate. Qualche nuvoletta ha sorvolato il cielo della domenica mattina, ma un vento davvero benvoluto le ha spazzate via giusto in tempo per gli show pomeridiani. Sarà stato il soundcheck degli Ark? Chissà...
Superata l'inevitabile rottura del ghiaccio delle questioni organizzative del primo giorno (soprattutto per un "novellino" come il sottoscritto), il Festival è decollato immediatamente. Come allestiamo lo stand? I tavoli basteranno? E i manifesti dove li mettiamo? Tutti gli espositori nella Cittadella hanno trovato il loro posto. Appena all'ingresso, poco oltre l'efficiente birreria, il punto interviste a cura dei tre programmi di Radio Galileo ("Il Grande Budello", "Experience 2" e "GenerazioneY" che, un giorno ciascuno, hanno allestito le interviste agli artisti), coordinato ottimamente dal nostro Giovanni Capotombolo che, con puntualità svizzera, ha manipolato il tempo e lo spazio affinchè tutto avvenisse regolarmente. Subito dopo, il doppio stand occupato dall'Associazione Ephebia e da "I am what I play", un interessantissimo progetto di design curato da volenterosi ragazzi che, oltre ad aver reso più colorato il festival grazie ad adesivi e gadget, hanno saputo coinvolgere e divertire il pubblico presente. Per quanto ci riguarda, magliette a non finire (nel senso che erano talmente tante che non siamo riuscite a venderle tutte), spille, adesivi, manifesti e tanto materiale informativo per farci conoscere, dandoci il cambio incessantemente.
Davanti a noi il palco piccolo, da sempre punto di attrazione dell'Ephebia Festival, grazie al quale si ha la possibilità di conoscere anche artisti poco noti. E' il caso dei coloratissimi "Billie the Vision and the Dancers", anch'essi dalla Svezia, che hanno catalizzato l'interesse di tutti nella serata di sabato con un indimenticabile, divertentissimo e treavestitissimo spettacolo. Terni come Malmö.
Grandi anche le performances di Julie's Haircut al venerdì e Yuppie Flu alla domenica: due tra le più importanti realtà musicali italiane ci hanno regalato dei momenti di grande musica e aggregazione. Il palco piccolo però non è stato soltanto teatro delle esibizioni di artisti noti: grande come sempre l'accoglienza per la "Battle of the bands" di sabato pomeriggio, l'ormai consueta "sfida" che vede sul palco il meglio della realtà musicale locale.
L'Ephebia Festival quest'anno ha anche potuto contare sull'elevata qualità dei gruppi vincitori del Contest: Ordalìa, Winter Beach Disco e Vinyl hanno saputo aprire egregiamente i concerti degli headliners. Il delicato pop dei Perturbazione ha saputo incantare i ragazzi venuti alla prima serata, mentre l'aggressività dei Therapy? ha catturato l'attenzione del pubblico più abituato a sonorità più "toste". E' stato bello vedere i tre ragazzi nordirlandesi girovagare per la cittadella in mezzo a tutti gli altri, bevendo birra (di gusto) e divertendosi. Anche gli Ark, il giorno successivo, ci hanno stupito. Ci si aspettava delle rockstar esigenti, viziate e presuntuose, invece ci siamo ritrovati davanti a dei ragazzi semplici e disponibilissimi (in grado di cambiare completamente una volta sul palco, dei veri animali da palcoscenico). Situazioni come queste contribuiscono a rendere un Festival ancora più piacevole. Un ringraziamento va a loro e alla Svezia tutta, davvero protagonista.
Le persone da ringraziare, infine, sono davvero tante: innanzitutto noi stessi, perchè lo facciamo gratis, perchè ci divertiamo e ci incazziamo, ridiamo e litighiamo, perchè a volte ci sentiamo come fratelli e altre non ci parliamo per mesi, sempre rasentando la schizofrenia, perchè rischiamo di andare fuori di testa alle ultime ore, perchè siamo certi di quello che facciamo ma anche timorosi di sbagliare per imparare e ricominciare daccapo. La città di Terni dovrebbe riflettere attentamente: c'è un gruppo di persone che affrontando una serie di difficoltà, la maggior parte delle quali burocratiche e pertanto ridicole, riesce a mettere in piedi una manifestazione simile. Siamo, ci sia permesso di dirlo senza alcuna modestia, una autentica risorsa che è andata ben oltre la dimensione cittadina. Quindi grazie a tutti coloro che ci hanno supportato in questo, ai ragazzi che si sono uniti a noi e si sono occupati di sicurezza e sorveglianza, ai tecnici che hanno lavorato, a chi è stato negli stand per i tre giorni, a chi a montato, smontato e rimontato palchi, spostato frigoriferi, venduto magliette, attaccato adesivi, servito pasti, sporcato, spazzato, pulito, a chi ha caricato e scaricato strumenti, amplificatori, cassonetti, a chi si è occupato di promuoverci e di sostenerci, a chi ha noleggiato automobili e chi ha fatto viaggi... Grazie agli artisti, alla loro musica e alla loro professionalità, a chi è venuto da lontano a spese proprie per suonare davanti a qualche centinaio di persone. E grazie a tutti coloro che sono venuti a farci visita e si sono divertiti, fino alle una della notte. E' stata un'esperienza splendida.

Emiliano Severoni.