124c41+, Ode

124c41+, Ode

Ad  un anno esatto di distanza dall’uscita dell’ultimo EP autoprodotto, Mörs/Ërdeassistiamo al ritorno dei 124c41+. Il concept di ODE  è  nato  durante la lavorazione del precedente EP.

Questo giovane gruppo ha incontrato una vena creativa attiva, zampillante. Inoltre, di stare insieme in studio a suonare sembrano non averne mai abbastanza. Il loro gran gusto per la sperimentazione trova sfogo anche in questo album, che i ragazzi hanno voluto registrare in una stalla.

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“I riverberi, l’ambiente, la temperatura… La Stalla si è rivelata un vero e proprio fattore per la riuscita di questo EP.”

Raggiungo i ragazzi riuniti al gran completo nella camera-sala riunioni di Mattia (voce e chitarra). Sono tutti molto orgogliosi del loro lavoro, e quando li interrogo è come se mi rispondessero con un’unica voce. Il nuovo, grande step nella storia del gruppo, senza ombra di dubbio, è stato la conquista di una sala prove tutta loro.

124c41+: “Avere una sala prove nostra è stata la svolta. Siamo riusciti a trovare i nostri spazi, i nostri tempi, ci ha fatti crescere. La condividiamo anche con altri gruppi amici, se possiamo li aiutiamo anche a sviluppare i loro progetti. È diventata una sorta di circolo.”

Questo disco suona e sibila, scalcia ed urla, passando da un brano all’altro senza soluzione di continuità. Strutturalmente è composto di un’unica, grande traccia da 25 minuti circa, suddivisibile in sezioni.

124c41+, Ode

 

Tracklist:

00:00 – öde – Il Nubìvago
03:50 – Trauermarsch – Il corpo sia tracciando il limite,la frontiera della superficie che determina il mio girare in tondo.
09:51 – Grave – Abbandonato al suolo e agli uccelli da preda.
12:43 – Luce – Steso nella mia fortezza di fango.
14:22 – Risalendo – Il nero della terra si fonde al rosso del mio sangue.
18:46 – Dove nessuna gravità peserà ancora il mio cammino.
22:29 – Ode

124c41+: “Abbiamo inciso ogni sezione separatamente, farlo con un unico take sarebbe stato complicatissimo.  Ma live lo suoneremo per intero, ovviamente.”

Questo lavoro è concepibile come una colonna sonora di un film inesistente, che ogni ascoltatore può ricrearsi in testa: per loro  è la storia di un sonno infestato da incubi terrificanti, tormenti terribili che seguono il protagonista/fruitore anche dopo il risveglio per alcuni istanti di incredulità, dilatati in una lunga sensazione sonora. Premiamo il tasto Play e cominciamo l’ascolto.

124c41+: “La prima parte, che possiamo chiamare öde – Il Nubìvago, evoca una grande desolazione. Abbiamo recuperato un vecchio take inutilizzato e abbiamo sovrainciso archi e piatti. Senti il suono che sembra di trombe? Tutte chitarre. Questa fase è una lunga preparazione a qualcosa, un lungo sogno fatto prima di partire. A qualcuno ricorda il canto delle balene [a me l’avvio di un razzo]… È tutto suonato analogicamente, non c’è elettronica. Si giunge lentamente fino alla sezione Trauermarsch, che segna la fase del risveglio. Questa parte è inquieta, il piano procede con una cadenza sinistra, le note marcano i passi di un percorso verso qualcosa di spaventoso.”

Il crescendo di pianoforte mi fa pensare ad un canto gregoriano, ad un’atmosfera solenne in ambiente titanico. Sopra al piano poi noise, chitarre maltrattate con archetti, tamburi di guerra.

124c41+: “Quando entrano i timpani l’andamento diventa davvero sostenuto. Eccola la marcia funebre, i fulmini e le saette. La parte maggiormente espressiva è quella suonata dalla batteria. Poi, arriva il gong. Siamo svegli.”

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124c41+: “Giungiamo a Grave, la sezione più “silenziosa”. Questo pezzo è un soffocamento. I tanti vuoti ti permettono di percepire tutti i suoni ambientali che abbiamo catturato durante la registrazione, è molto importante. Anche perché intuiamo l’arrivo del vero momento  di terrore, Luce. Queste esplosioni musicali sono nervose, permettono di rilasciare la tensione accumulata, le note sono “imperiali”, salgono in cielo. Ma c’è anche un ritorno di inquietudine, Risalendo.  È un momento riflessivo. Qui abbiamo utilizzato le stesse note delle sezioni di piano precedenti, ma aumentate di mezzo tono. Dopo aver provato sia il bene assoluto che il male assoluto, il personaggio comincia un viaggio. Questa parte culmina in una grande apertura. In Dove nessuna gravità peserà ancora il mio cammino  abbiamo voluto richiamare le parti ritmiche e la chitarra dei primi minuti di Ode per poi metterle in contrapposizione, alterniamo note maggiori e minori, piatti acuti e timpani. Tutti gli elementi presenti all’inizio sono stati reinterpretati ma filtrandoli in una nuova sensazione, che vuole esprimere fermezza e risoluzione. Poi silenzio, e l’ultima parte: Ode.”

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124c41+: “È il momento della sintesi. Una presa di coscienza malinconica. Tutto è ridotto all’osso, il pianoforte dice tutto quello che c’è da dire. Pensiamo che sia la parte più bella del disco.”

Ascoltiamo in silenzio le note gravi suonate al piano, godendoci i riverberi nel silenzio tra una nota e l’altra, fino alla consunzione finale.

Nonostante le apparenze, ODE è un lavoro estremamente “classico”: una volta bypassato il media della parola (non una strofa viene cantata, non un urlo, nulla) la narrazione viene affidata agli strumenti. Anacronistico, oscuro, viscerale. I lavori dei 124c41+ sono tanto liberatori ed avulsi da logiche commerciali da far provare allo spettatore attento una piacevole sensazione di frescura anche sotto ai cieli cupi e pesanti che fanno da coperchio alla loro narrazione.

124c41+: “Ma il prossimo lavoro potrebbe essere tranquillamente una compilation di pezzi da tre minuti, con ritornello e tutto il resto. Non ci precludiamo nulla.”

I 124C41+ sono:
Matath Yah, guitar/voice
Om, bass/baritone/noises
Riccardo Inachis, piano
Leonardo, drums

ODE, acquistabile all’indirizzo https://onetoforeseeforoneanother.bandcamp.com/album/ode

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Studia la giurisprudenza e legge i fumetti. reCensore per Ephebia.it e Bandwall.it

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