Ma i Little Peter and the Wolf non hanno paura

Little Peter and the Wolf, versione

“Anche se vedi dissolversi il mondo,
per te è indifferente…”

È lunedì sera, ci incontriamo al Centro Sant’Efebo, lo spazio comunale dove venti anni fa è nata Ephebia e che ancora oggi è luogo di incontri umani, prove artistiche, cene sociali.

Loro, i tre dei cinque Little Peter and the Wolf che intervisteremo, li vedi e ne senti subito la disponibilità, la passione musicale, la sintonia di gruppo, non ti immagini certo che svolgano anche lavori di grande responsabilità per quanto sono appassionati al loro rock stupendo“, come solo certi studenti universitari fuori sede sanno essere.

Le origini: i LPW si formano nel 1987, appena ventenni prendono la cosa sul serio e si danno da fare partecipando, anche con successo, ad alcuni provini. In quei primi anni sono molto creativi, solo più tardi (“dal ’91” preciserà Alberto) si sono dedicati alle cover (Nirvana, Pear Jam, U2, Simple Minds, Peter Gabriel, Deep Purple, Rolling Stones, Radiohead, “…ma anche Disco Inferno!”).

Terni doveva essere piccola, troppo piccola anche negli anni ’90, inevitabile quindi per noi di Ephebia non avere in tutto questo tempo neanche un parente in comune con loro: ed infatti i LPW furono, insieme al gruppo di Leo Stella, fra i fondatori dell’associazione Attenti al Kane “quando avevamo l’obiettivo del Pan Pot e ci vedevamo a Radio Galileo…”.

Per cominciare la chiacchierata, vista la loro solida storia, chiedo quali valori condividano, ci dovrà pur essere un ingrediente segreto per cotanta costanza. I LPW sono sinceri.

Jos: “Nonostante i nostri scontri terrificanti, soprattutto fra me, Fabrizio e Gabriele, non abbiamo basi musicali così diverse…”

Interviene Alberto: “Io sono più prog, Jos più rock…”

Jos riprende il filo: “Fabrizio, essendo l’unico di noi diplomato, ha un modo di registrare da musicista, tende proprio ad orchestrare, pensando al violino, alla viola…”

E Fabrizio: “Sì, infatti a me mi tocca pure abbozza’…”

Oltre all’ironia emerge l’ingrediente segreto dell’abnegazione, il rinunciare un po’ alla propria idea personale per un obiettivo maggiore, che forse non è neanche solamente musicale, forse addirittura è qualcosa di metafisico. Ma torniamo ad oggi, al 2017. O meglio al <2016>.

Jos: “Rispetto a Grida del 2012 questo è un disco orientato più sul lato chitarristico, ma non abbiamo potuto rinunciare ad una buona dose di elettronica, ci piace molto mescolare…”

Alberto: “Diciamo che i missaggi l’hanno uniformato molto, però il disco nasce come un rockaccio con quattro, cinque, sei chitarre che fanno parti diverse…”

Jos: “Abbiamo molta difficoltà ad eliminare suoni, rispetto al suono un po’ vuoto di moda negli anni scorsi… Diciamo che quando registriamo noi non ci facciamo mancare niente!” E volendo proprio svelare un altro degli ingredienti segreti: “Ciò che ci unisce tutti è la ricerca di una musica diretta, con un suono ricco, che faccia effetto…”

Lo hanno ottenuto. E <2016>, perché?

Risponde Alberto: “Seppure questa sia una cosa sentita, ripetuta e detta, il 2016 è stato un anno nel quale sono venuti a mancare artisti che per noi che siamo cresciuti a pane e Bowie hanno rappresentato molto…”

Fabrizio: “George Michael, Keith Emerson…”

Alberto: “Prince… Come se non fosse bastata la scomparsa nel 2015 di uno di quelli che considero il più grande di tutti, Lou Reed…”

Inevitabilmente finiamo a parlare della musica di oggi.

Alberto: “La qualità, a dispetto dei milioni di file ed album venduti, in molti casi è veramente scadente. Ci sono oggi canzoni nelle quali la stessa frase viene ripetuta sessanta volte, si capisce che non è una cosa artistica ma solo un riempitivo. In questo contesto, tornando al concept del nostro album, abbiamo messo la testa sotto la sabbia, per non sentire il suono del 2016 e per tirare avanti…”

Per realizzare il loro <2016>.

Jos: “L’immagine della testa sotto la sabbia la dobbiamo a Matteo Riveruzzi che ascoltando il disco nei testi ha percepito evidentemente il sapore un po’ amaro, di lotta, di resistenza che fin da Nuvole a Nord si sviluppa anche nelle altre canzoni, amarezza che in Spazi Aperti diventa consapevolezza, diventa basta, voglio uscire…”

Fabrizio: “Ci sono alcune strofe di Se che per me rappresentano molto la rabbia presente nell’album:
“Se sono un uomo lo sa solo Dio
Ma non il tuo perché con lui c’ho litigato
Il mio per farmi respirare si è voltato”
Strofe che descrivono il contrasto che viviamo in questi giorni a tutti i livelli e che sta un po’ in tutte le canzoni. Come in Per Strada:
“Siamo fermi davanti a una festa perduto l’invito”
Ecco, in tutto il disco manifestiamo un certo disagio, un atteggiamento molto giovanile, Jos è diventato molto leopardiano…”

Si ride.

Jos: “In Nuvole al Nord abbiamo cambiato molte volte il cantato, la melodia del ritornello…”

Alberto: “Di quella canzone ci sono almeno tre versioni finali. Che poi la seconda versione presente nel disco ha colpito molto, cosa che non mi aspettavo…”

Jos: “Nella seconda versione nata per far emergere alcuni aspetti che rimanevano meno evidenti nella prima, abbiamo svuotato molto, sottratto l’elettronica e la parte ritmica, allargato il coro. Ma ho già in mente una piccola modifica, una voce da aggiungere sopra, un paio di incroci…”

Ecco, un altro ingrediente segreto, la creatività. Chiedo quando hanno iniziato a lavorare a <2016>.

Alberto: “Subito dopo Grida…”

E Fabrizio, rivolto a Jos: “Mi hai dato Nuvole al Nord, Spazi Aperti e Se, era d’estate, ricordo che mi ci sono divertito un bel po’…”

Jos: “Se è stata la prima canzone di questo disco che ho scritto.”

Ed era il 2012.

Jos: “Quando scrivo parto il più delle volte dalla ritmica, poi passo il lavoro a Fabrizio che rielabora tutto…”

C’è un continuo passaggio…

Fabrizio: “D’altra parte se non si fa così non viene fuori il gruppo. Se poi ci si mette quattro anni è anche perché fra una seduta di registrazione e l’altra ci si mette un mese e mezzo…”

Jos: “Per il prossimo album speriamo di non metterci altrettanto altrimenti dovremo chiamarlo Catetere…”

Alberto offre una spiegazione logica e sentita: “Una grossa parte della registrazione l’abbiamo potuta realizzare comodamente a casa di Gabriele, il chitarrista, questo ci ha permesso di poter allungare un po’ il brodo.”

Un aspetto che sorprende di <2016> è la qualità sonora.

Jos: “Per il missaggio finale dobbiamo ringraziare Paolo Chiari, col quale avevamo già collaborato per Grida, e che ha fatto un gran lavoro, veramente ottimo, è entrato in sintonia con quelle che erano le intenzioni del disco, di dare voce agli spazi aperti. I pre-mix invece sono tutti del padrone di casa, Gabriele Bertozzi.”

E adesso che si fa, eh?” si chiede ossessivamente Alex D. in Arancia Meccanica. Glielo chiedo anch’io.

Jos: “Il nostro obiettivo attuale è quello di diffondere il più possibile la nostra musica, dall’Argentina all’India, ed in questo i social network ci stanno dando un certo entusiasmo…”

Dalla loro pagina Facebook mi mostrano il video di un amico che “scapoccia completamente” (parole di Jos), cantando un loro pezzo.

Fabrizio: “Come anche i mille gradimenti che ci sono arrivati dall’Est perché in fase di diffusione il correttore automatico ha modificato Roma in Romania… Magari di Spazi Aperti potremmo anche fare una traduzione in spagnolo da diffondere ai nostri contatti in Sud America…”

Grande vitalità. Non può mancare una domanda sociale, riferita in particolare alla terra dalla quale tutto il progetto Little Peter and the Wolf trae linfa: chiedo loro chi è Pierino e chi è il Lupo qui a Terni. Mi risponde Jos, centra la questione e torna a <2016>, la musica che vogliono diffondere.

“Il Lupo, a livello cittadino, è l’aggressività, la rabbia di non saper che cosa fare, di non saper come reagire. Tutto questo ci porta a pensare che sia più facile muoversi contro l’altro piuttosto che ragionare insieme a lui per ottenere un risultato migliore, qualcosa di concreto. Pierino, invece, siamo tutti noi quando cerchiamo di andare avanti… C’è un testo che mi è venuto tutto di getto, quello della canzone Per Strada che comincia con “Una mano di grigio colora la nostra stanchezza”. Quella strofa mi è venuta affacciandomi alla finestra…”

Osservando Terni, la città di San Valentino, di Sant’Efebo e di Pierino e il Lupo, verrebbe da dire.


“Silenzio da confondere, non te ne importa niente,
rimani accoccolato in un angolo senza pensare sempre,
E non c’è direzione da prendere, non c’è un diritto tuo da difendere,
Nessuna condizione, nessuna decisione…”


I Little Peter and the Wolf sono:

Jos Sforza _ voce

Gabriele Bertozzi _ chitarre

Fabrizio Maggiolini _ tastiere

Luciano Straccini _ basso

Alberto Ratini _ batteria


Contatti e link:

Facebook _ https://www.facebook.com/LittlePeterAndTheWolf

YouTube _ https://www.youtube.com/channel/UCRcoobGRAmSNNkvRU9XTAHg

iTunes _ http://itunes.apple.com/it/artist/little-peter-the-wolf/id489454375

Spotify _ https://open.spotify.com/album/6mzruPkIC5Kow003PMtQAG

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"Durante la prossima canzone voi seduti nei posti più economici battete le mani, per gli altri è sufficiente far tintinnare i gioielli" John Lennon

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