Premio Buscaglione, le semifinali: Le Mura

le mura

Ed eccoci all’ultimo appuntamento con i semifinalisti della quarta edizione del Premio Buscaglione. Le Mura sono un trio romano, attivo dal 2010. Pubblicano nel 2011 l’ep autoprodotto Tutto è Oltre e nel 2013 il primo ep ufficiale, Ah!Ah! per l’etichetta La Zona di Emiliano Ra-B (due dischi di platino e quattro dischi d’oro producendo Piotta). Il tour della band può vantare numerose aperture ad artisti prestigiosi tra i quali spiccano Giuda, Gli Statuto, Dellera, Il Muro del Canto, Band Of Skulls e Is Tropical.

Ephebia: Rock’n Roll, devozione e latitanza sono gli ingredienti fondamentali della vostra musica, ma chi sono “Le Mura” e perché la scelta di questo nome?
Le Mura: Il nome è stato scelto per via di un sogno ricorrente ma assume significati sempre diversi. Qualche volta dietro le mura ci siamo protetti, qualche volta ne siamo rimasti prigionieri. Il nostro cervello è esposto a stimoli continui e chiacchiere inutili di gran lunga superiori alla capacità di elaborazione che naturalmente dispone. In una situazione di stress continuo la nostra mente ha solo due vie: o entrare in ansia oppure abbassare la soglia delle proprie percezioni. Le nuovissime generazioni ne sanno qualcosa. Non si tratta di lotta sociale,oggi le mura sono un bisogno naturale di sopravvivenza,servono a lasciare fuori quello che è inutile per preservare un po’ di spazio libero necessario alla nostra creatività e salute mentale,ampliando così le nostre prospettive ed eliminando i falsi miti collettivi che ci vengono proposti.

E: Qual è il vostro primo interesse per la composizione musicale: partite da un testo, un giro di accordi o semplicemente sperimentate in sala prove senza seguire una “linea guida”?
L.M.: L’incontro con la canzone può avvenire in modi diversi. Musica e testi possono anche avere un loro valore proprio ma è l’unione tra i due ad essere decisivo e sanguinoso. Di solito sono necessarie violente liti tra di noi, talvolta esce qualche sberla accompagnata da sempre nuovi e fantasiosi insulti ma l’importante è arrivare a fine canzone ed essere soddisfatti dell’intensità di quei tre o quattro minuti.

E.: Spesso si pensa che l’Arte sia “espressione di se stessi”. Quale concezione avete della vostra Arte e cosa volete comunicare a chi ascolta?
L.M.: Io credo che la buona arte non debba essere propriamente espressione di se ma espressione di un insieme,di un “tutto” attraverso di se. Noi utilizziamo le nostre vite e i nostri strumenti musicali per arrivare a sensazioni comuni, percezioni più alte.

E.: Per quanto riguarda voi come gruppo, vi va di raccontarci un aneddoto che, potenzialmente, vi ricorderete a vita (o almeno finché non ne combinerete di peggiori)?
L.M.: I nostri aneddoti più divertenti saranno segretamente custoditi nei cuori di chi li ha vissuti. La maggior parte delle nostre storie sono per lo più poco raccontabili a parole, ve lo assicuro. Forse a gesti verrebbe meglio. Un saluto!

(foto di Karen Ortega)

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