Afterhours, Padania

Afterhours, PadaniaTracklist

Metamorfosi
Terra di nessuno
La tempesta è in arrivo
Costruire per distruggere
Fosforo e blu
Padania
Ci sarà una bella luce
Messaggio promozionale n°1
Spreca una vita
Nostro anche se ci fa male
Giù nei tuoi occhi
Messaggio promozionale n°2
Io so chi sono
Iceberg
La terra promessa si scoglie di colpo

“Padania è uno stato mentale non ha confini geografici, è uno stato della mente e dell’anima. È il nome che meglio rappresenta la disperazione di uomini che sanno di poter avere tutto tranne che se stessi. È una corsa impazzita ad occhi chiusi sperando di arrivare più lontano possibile da quello che non vogliamo sapere di essere. È la forza oscura che ti spinge a diventare quello che non sei. La canzone parla di una persona che vuole cambiare la propria vita e il proprio destino (come la maggior parte di tutti noi), perché crede che ci debba essere qualcosa di più del destino e della fortuna. È un desiderio così forte che diventa un’ossessione e questa ossessione diventa una maledizione, che la porta a vincere tutte le sue battaglie ma a dimenticarsi del perché sta combattendo. A realizzare tutto. Tranne che se stesso." — M. Agnelli

Sono tornati gli Afterhours, i veri Afterhours.

La cosa positiva di fare un album come “I milanesi ammazzano il sabato” (evidentemente dettato da esigenze discografiche, poco spontaneo e frettoloso), è che è facile fare meglio. Ma “Padania” è un capolavoro assoluto, anche se non si guarda indietro per compararlo agli altri lavori della band.

Un album per niente immediato, impossibile dare un giudizio alla fine del primo ascolto, nè positivo nè negativo. E’ un album difficile, molto difficile e per niente radiofonico. Al primo ascolto bisogna aggiungerne altri, molti altri (dieci, quindici almeno) per godere a pieno della bellezza di questo lavoro.

C’è tutto dentro. I testi di Manuel, le chitarre di Giorgio e del ritrovato Xabier, gli archi di Rodrigo, il basso e i cori di Roberto e la batteria di Giorgio. Ci sono gli Afterhours dentro, i veri Afterhours.

Metamorfosi apre il disco. Archi, paesaggio gelido, ghiacciato. E un lupo che nel bosco ulula “se è libertà/se è così buona/ perché fa così male?”. E stiamo li, ad ascoltare il lupo che intanto si sta avvicinando e non ulula più ma la sua voce si fa più calda e sussurrata, fino a quando non ci urla in faccia di un “cane rabbioso/che morde a sangue il mio futuro”. Spiazzato. Da subito.

Cambio di scena. Dopo esser passati nella Terra di nessuno, aver trovato il cuore e fatto morire il debole senza nemmeno sapere chi sia, ecco La tempesta è in arrivo, quella che è stata la prima canzone estratta da Padania. Skip, troppa curiosità di sentire le altre.

Costruire per distruggere, ballatone di 5 minuti e passa, introdotta dalle ance di Enrico Gabrielli, fa riferimento alle false speranze di un mondo che cambia, o per lo meno che si pensava cambiasse, con la costruzione di oggetti costruiti per distruggere, appunto. E qui il mio stato mentale mi porta ad immaginare un giovane soldato di inizio 900, arruolato per scappare dalla fame e non per “una causa che non ha mai sostenuto”, pronto a salire sul primo prototipo di carro armato, osannato da una folla inferocita e convinta che il carro armato basti ad uccidere il nemico, ma la carne macellata non basta ad uccidere un ideale. Brividi.

Superato il fiume di Fosforo e blu, ci ritroviamo nel bel mezzo della Padania, nel bel mezzo dell’album e al centro di questo nostro viaggio mentale. Padania, secondo estratto che già abbiamo apprezzato in versione di “singolo”, ascoltata nel contesto dell’album assume tutt’altra veste, quella di una sosta in grandi pianure dopo le grandi fatiche fatte per tutto questo camminare per boschi, terre di nessuno e fiumi. Ci fermiamo, c’è bisogno di pensare, riflettere se sia il caso di continuare il viaggio (ha ancora senso battersi contro un demone/ quando la dittatura è dentro di te) e di capire la direzione da prendere.

Manuel in Ci sarà una bella luce ci dice di “correre più in la senza pensare a cosa ci sia” in fondo “ride ben chi ride ultimo”. Fine primo tempo. Messaggio promozionale n°1.

Si dai, si riparte. Batterie campionate in Spreca una vita ci portano ad “un (nuovo) cambio di scena/di velocità” dove “le cose che hai visto non bastano più”. Riprendiamoci quello che è Nostro, anche se fa male.

Giù nei tuoi occhi vede Manuel in un’insolita linea vocale quasi rappata, un giro di chitarra nell’orecchio destro, uno nell’orecchio sinistro. Gira la testa. C’è bisogno di un’altra breve sosta, “è troppo feroce essere normale”. E quindi via col Messaggio promozionale n°2.

Il viaggio sta per arrivare alla fine. Finalmente penso di averlo capito. Io so chi sono. Pezzone funky-jazz acidissimo, con tanto di sax baritono e coro di bambini finale.

Siamo arrivati all’ultimo ostacolo, un Iceberg dopo di che siamo arrivati. Siamo a casa. La terra promessa si scioglie di colpo ci riaccompagna verso la porta, entriamo ci buttiamo distrutti sul letto e ancora una volta la mente ricomincia a ripercorrere all’indietro il viaggio mentale che abbiamo appena fatto.

Senza cori né bandiere
È uno stato nella mente e so
Che c’è una dittatura
Perché c’è qui dentro me

Mirko Gasbarro

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