Il Teatro Degli Orrori, A sangue freddo

01. Io Ti Aspetto
02. Due
03. A Sangue Freddo
04. Mai Dire Mai
05. Direzioni Diverse
06. Il Terzo Mondo
07. Padre Nostro
08. Majakovskij
09. Alt!
10. E' Colpa Mia
11. La Vita E' Breve
12. Die Zeit

Il Teatro degli Orrori riparte da dove ci aveva lasciati, da quel suono stridulo, da quell'encefalogramma piatto che concludeva "Dell'impero delle Tenebre", sorprentende esordio della band e che ritroviamo all'inizio di "A sangue freddo". La prima traccia è subito spiazzante, in "Io ti aspetto" chitarra basso e batteria scompaiono lasciando il posto ad archi e piano: è tarda notte, un uomo aspetta che Lei, probabilmente sua figlia, rientri. E' agitato, è quasi tentato a dar credito alle solite paure dei Tg di seconda serata. Gli archi seguono perfettamente la canzone, aumentando il clima ansiogeno.  Subito dopo arriva "Due" e i suoni ritornano quelli conosciuti. Il tema ricorrente di quasi tutte le canzoni di questo disco è lo strano rapporto tra un trio di personaggi abbastanza singolare: Lui, Lei e Dio. I tre protagonisti si rincorrono canzone dopo canzone, si mischiano sempre legati da un sentimento di amore e odio. Il risultato è cupo, il lieto fine è sempre assente. Inizialmente fa anche un po impressione sentire Capovilla recitare il Padre Nosto o tuonare "Gesù Giuseppe e Maria abbiate pietà dell'anima mia", ma ad un ascolto più approfondito il tutto risulta esaltante. I temi però non si fermano solo a questo, si parla di terzo mondo, di abusi di potere, del poeta nigeriano Ken Saro-Wiwa ed il risultato non è mai banale. Capovilla ci racconta di un Italia brutta: quando dice "Figlio mio, ci pensi un giorno, tutto questo sarà tuo" suona più come una cattiveria che un vero atto di fiducia. I testi, sempre carichi di poesia, sono più ricercati rispetto al disco precedente, lo dimostra anche l'aver "musicato" il riadattamento di Carmelo Bene de "All'amato se stesso dedica queste righe l'autore" di Majakovskij. I suoni invece, pur mantenendo il giusto impatto che ci si attende da un disco del genere, sembrano voler strizzare l'occhio ad un pubblico più vasto, risultano in qualche modo più fruibili, più "soft". Molte sono le citazioni, da De Gregori a Celentano passando per Nanni Moretti e il suo celebre "Continuiamo così, facciamoci del male". Ascoltando più e più volte il disco si nota il palese salto di qualità che il gruppo ha fatto rispetto al disco d'esordio. "A Sangue Freddo" è un disco che ti entra dentro, queste canzoni diventano tue anche se parlano di poeti nigeriani o di incidenti sulla statale, anche se non hai quarantanni, la pelle rovinata dalle storie andate a male e dal troppo bere e il cuore da ritirare al banco dei pegni. E' un album importante, di quelli che ti ricordi per anni, forse per sempre. La conferma che il Rock Italiano è vivo più che mai e non è quello che tutti ci vogliono far credere.

Marco

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