Legittimo brigantaggio, Liberamente tratto

Legittimo brigantaggio, Liberamente tratto.

Tracklist:

Uscita operai
La lettera viola
Il diavolo nella camera oscura
I cieli non sono umani
Il dado è tratto
Eucalyptus
L’attimo ideale
Ruvido
Affari di famiglia
Tempo di uccidere

“Liberamente tratto” è il terzo disco dei Legittimo Brigantaggio, band di certo nota ai frequentatori del folk-rock engagé. Il lavoro è dedicato “a tutti gli studenti”, perciò non stupisce il riferimento programmatico alle grandi opere – testi, dipinti, film — di cui si nutrono i testi: da Pellizza da Volpedo a Saramago e Pasolini, sino ad un impegnativo riferimento al saggio di Umberto Galimberti sul nichilismo e i giovani. Un progetto ambizioso, dunque, che inevitabilmente si lascia percepire più come un intreccio di frammenti che come una vera e propria narrazione, un grappolo di aforismi abbastanza sconnessi eppure agili. A metà disco I quattrocento colpi di Truffaut si fa tramite di un bell’elogio della fantasia (fatta di “scoperta e partecipazione”), contro una formazione che “ha superato il limite”: le formalità e le specializzazioni – sui banchi di scuola come nell’approccio privato – sono votate a lasciare il posto d’onore per riconsegnarlo all’intervento del lettore. Le immagini evocate sono infatti il frutto di un contatto molto personale con le opere in questione, sempre condizionato da suggestioni ulteriori, ed ecco che dal saggio di Galimberti sul nichilismo viene liberamente tratta l’immagine un po’ sconclusionata di un prete ateo armato “di stratocaster e camperos”: sta a noi mettere insieme i pezzi del puzzle in un disegno ancora, per forza e per fortuna, libero.

Certamente questo terzo lavoro segna una tappa importante nella produzione dei Legittimo Brigantaggio: al sapore familiare del folk si affiancano intuizioni musicali spesso edificanti; trovano spazio nell’impostazione tradizionale della band sintetizzatori e chitarre più aggressive, un coro di bambini diretto dalla maestra e sussurri e l’abbaiare di un cane, piacevoli sintomi di un carattere più sperimentale del solito. Una lode al pezzo che chiude il disco, Tempo di uccidere (dall’omonimo romanzo di Ennio Flaiano), una risoluta licenza alla melodia che pare del tutto indovinata: la voce del gruppo è finalmente piena, le citazioni hanno più spazio e il ritmo meno serrato le lascia agire felicemente. Resta la piacevole impressione che il combat-folk abbia fatto il suo tempo, e che i Legittimo Brigantaggio – che pure mantengono una chiara identità – possano imbarcarsi in una interpretazione del reale ancora più libera, sciolta dalla forzosa pratica che lascia assorbire ogni nuova produzione nell’ingombranza del genere musicale. Con Flaiano si dice che “il rimorso è caduto per terra”, e forse lo è anche la nostalgia per come eravamo qualche anno fa.

Lascia un commento

La tua email non verrà mai pubblicata o condivisa. Campi obbligatori = *

*
*