Litfiba Live @ Rock in Roma

Sembrava di stare in una videocassetta.

Una di quelle del 1994, tipo quella che uscì con “Lacio Drom”. Una di quelle dove si vede un numero impressionante di gente a petto nudo saltare e ballare sotto il palco dei Litfiba.

Questa sensazione chi ha continuato a seguire Piero Pelù o i Litfiba dopo lo scioglimento del 1999 non l’ha più provata. Questa sensazione tutti coloro che ascoltando l’ormai famosa e premonitrice canzone di Elio e le storie tese hanno sperato di provare ancora, in questo tour di reunion sono stati accontentati.

Caldo clamoroso, umidità alle stelle. Gli oltre ventimila presenti già sudatissimi prima ancora che il concerto inizi.

Buio. La sezione ritmica sale sul palco e al primo colpo di cassa di Pino Fidanza ci vogliono 0,01 secondi netti a capire che si parte con PROIBITO. Eccoli. Dal fumo arrivano Piero e Ghigo quasi sottobraccio e ci danno il benvenuto nello “Stato libero di Litfiba”. E noi siamo contenti di esserci.

Si va avanti. Per più di 40 minuti non c’è una canzone più recente del 1990. E il pubblico apprezza, tra le altre RESTA, PANAME, CANGACEIRO, BAMBINO.

Ed ecco, dopo il primo inedito BARCOLLO, la grandiosa TEX in una versione mixata con FERITO riarrangiata da manuale e con assolo finale di Ghigo di oltre 5minuti.

FATA MORGANA fa quasi da intervallo di metà concerto, giusto per riprendere fiato qualche minuto prima di CUORE DI VETRO, GIOCONDA e il secondo inedito SOLE NERO.

Seconda parte. Si apre con la magnifica doppietta MAUDIT e DIMMI IL NOME. Tra una canzone e l’altra non mancano i riferimenti a politica, chiesa e “mezzi di distrazione di massa”, riferimenti che nonostante i quasi 20 anni passati da Terremoto sono tristemente attuali.

A proposito di chiesa un Piero in una forma che non ti aspetti (e nella quale in pochi credevano), urla al cielo l’inconfondibile BUHA! di EL DIABLO, con tanto di RAT-ZIN-GER invece del 666 di fine ritornello.

E’ qui che una volta per tutte i pensieri che questa reunion sia solo per motivi economici scompaiono. O per lo meno diventano la cosa meno importante alla quale pensare.

Ghigo fa piangere la sua chitarra come solo lui sa fare. Piero salta, si muove, cade anche. Gli altri della band reggono alla grande la grande responsabilità di far parte di uno tra i più importanti tour italiani dell’anno.

I Litfiba salutano. Il concerto è finito. Ma non ci crede nessuno. E infatti rieccoli.

LACIO DROM manda in delirio i ventimila che sono energici come se il concerto fosse appena iniziato e, infatti, LO SPETTACOLO deve ancora cominciare, ma stavolta è finita davvero.

Mirko

Lascia un commento

La tua email non verrà mai pubblicata o condivisa. Campi obbligatori = *

*
*