Massimo Volume, Cattive Abitudini

Massimo Volume Cattive Abitudini
Robert Lowell
Coney island
Le nostre ore contate
Litio
Tra la sabbia dell'oceano
Avevi fretta di andartene
La bellezza violata
Invito al massacro
Mi piacerebbe ogni tanto averti qui
Fausto
Via Vasco de Gama
In un mondo dopo il mondo

“Ho passato undici anni aspettando questo disco dei Massimo Volume, poi è stato come se un auto entrasse a 180 all'ora dritta nel mio stomaco.”

Si potrebbe sintetizzare così, parafrasando il testo di “Meglio di uno specchio”, l'impatto che questo disco deve aver avuto su ogni fan dei Massimo Volume che ha atteso per anni il loro ritorno in scena. Quando, nell'estate del 2008 il gruppo bolognese si è riunito in occasione del Traffic festival a Torino è iniziata l'attesa per un uovo disco in sturdio, sono passati altri 2 anni, 11 in tutto da “Club Privè” e finalmente il 15 ottobre “Cattive Abitudini” è arrivato in tutti i negozi di dischi. Mimì e compagni confezionano un disco in puro stile Massimo Volume che non si discosta molto dai loro vecchi lavori, questo però non deve assolutamente essere considerato un difetto perché nessuno chiedeva o si aspettava da loro qualcosa di diverso. Le storie che Clementi racconta riescono a creare la stessa atmosfera magica di un tempo perché parlano di cose semplici, della vita di tutti i giorni, ma sono tutto meno che banali. Tornano alcuni personaggi già citati in altri dischi e in altri racconti, come Leo (amico d'infanzia di Mimì a cui è dedicata “Litio”), “Le nostre ore contate” parla di Manuel Agnelli, grande amico di Clementi e anche produttore artistico di Club Privè, mentre Fausto, il pezzo più potente e forse più bello del disco è dedicata a un altro musicista: Fausto Rosso, meglio noto come Faust'O. Sarebbe però banale analizzare solamente i testi delle canzoni e i loro contenuti perché nel disco c'è molto altro. L'ingresso nella formazione di Stefano Pilia, musicista avanguardista ex Settelfish che vanta anche collaborazioni con Mike Watt e Andrew Hooker, ha influito non poco nel modo di suonare dei Massimo Volume; le chitarre sono molto più presenti nel loro stile anni 90, e la base ritmica più simmetrica, simmetria dovuta anche, soprattutto, all'evoluzione che ha avuto la batterista Vittoria Burattini che con il suo stile inconfondibile è un alto dei punti di forza della band Bolognese. Dall'altra parte, per quanto riguarda i testi, si sente in modo chiaro che questi anni nei quali Clementi si è dedicato prevalentemente a scrivere romanzi e a portare in giro reading degli stessi hanno influito in maniera positivamente significativa sul suo modo di recitare. La voce è più profonda, diciamolo pure, più bella rispetto a quella degli inizi. Se si conosce, anche solo vagamente la storia dei Massimo Volume è facile rendersi conto che Bologna ha influenzato tantissimo il loro modo di essere, di scrivere, di fare musica e in questo disco,anche se non è mai nominata direttamente, la città emiliana è fortemente presente: “Scuoti i tuoi angeli drogati Fausto/ punta il tuo sguardo spiritato oltre le insegne della Sony”.

“Celebriamo allora i nostri sforzi/il solco avaro da cui siamo partiti/chi l'avrebbe mai detto/ di ritrovarci qui/ giugno 2010/ in un pomeriggio di pioggia e di sole/ seduti di fronte/ alle nostre parole?”

Si apre così Cattive Abitudini ma siamo noi che dobbiamo celebrare i Massimo Volume, che ci regalano il miglior disco italiano di questo 2010. Dimentichiamo questi anni di vuoto che sono stati privi di uno dei più importanti gruppi italiani degli ultimi 20 anni e speriamo che questo nuovo inizio sia un atto definitivo.

Marco Pernazza

2 Commenti

  • 1 daniele taglioni


    20 novembre 2010, 18:28
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    Ciao. Innanzitutto ti faccio i complimenti per la recensione, mi trovo d'accordo praticamente su tutto.
    Le sonorità dell'album, sono Massimo Volume, indiscutibilmente. Ho ritrovato i primi MV in Fausto, Litio e Robert Lowell (la mia preferita), mentre sulle restanti c'è un richiamo marcato a Club Privè, con atmosfere più soft, più ambient. Tra lettura di poesie e post rock, azzaderei.
    Per mio gusto personale, le tre canzoni che ho appena citato sopra credo che siano i cavalli di battaglia dell'album, sarebbero potute essere inserite tranquillamente in Stanze o Lungo i bordi.
    Lunga vita ai Massimo Volume, ci vediamo sabato prossimo, 27 novembre all'Urban!

    Ah, una cosa. Il musicista da cui è stata ispirata Fausto non è Fausto rosso, ma Fausto Rossi, un altro grande della musica italiana! (vedi Cinque Strade)

  • 2 Marco Pernazza


    21 novembre 2010, 14:41
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    Grazie per i complimenti. So benissimo che è dedicata a Fausto Rossi, è solo un errore di battitura, provvederemo il più presto a correggere.

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