“Il primo lunedì del mondo” è un disco non proprio immediato per chi segue da anni il lavoro dei virginiana miller. I tempi di Aerosol sono passati, probabilmente da secoli. La lingua è la stessa che abbiamo compreso e amato anni fa, ma col passare delle stagioni la complessità delle strutture narrative è cresciuta, prendendo la forma di una coscienza quasi fatta. I pezzi di oggi riescono ad essere forse più veri, e scompongono anche coloro che dei virginiana miller amavano soprattutto il colore paratattico. E’ sempre più difficile scrivere delle canzoni di Lenzi senza considerarle in primis come splendida letteratura. Perciò non andrò avanti nel tentativo di scrivere qualcosa di sensato sulla poetica dei Virginiana Miller. Veniamo al concerto di ieri sera.
Si apre con La Carezza del Papa, ed è come credevamo che dovesse essere: un’esibizione felice, sentimentale e insieme carnale. Seguono Stati Uniti e C64. I pezzi “vecchi” non possono che essere proposti con cautela, perché ognuno significa qualcosa per il pubblico dei virginiana miller; le richieste non mancano infatti. L’Angelo Necessario segna uno dei momenti più emozionanti della serata, con Lenzi che ci guarda negli occhi uno ad uno quasi, cantando “vuoi farmi piangere tanto dimentico, domani mi dimentico”.
Ancora un pezzo dal nuovo lavoro, La Risposta: avvolgente come una chiacchierata con sé stessi; ci diciamo “voglio l’abbraccio di mia madre, voglio le corse col mio cane, voglio un’ora d’aria e voglio anche un caffè…e le parole sassi e me li sono messi in tasca, come vuoi che riesca a dirti quanto pesano i silenzi”. Non c’è che dire, i pezzi de Il Primo Lunedì del Mondo ci piacciono molto, e per non cadere di nuovo davanti allo spettro del nonsenso passeremo oltre senza pensare alla letteratura.
Ma ecco Altrove, il pezzo manifesto di Gelaterie Sconsacrate, un pezzo che ha 13 anni e già suona come un revival tanto interiorizzato ormai da dimostrarne almeno dieci in più. Strane dinamiche, saremo mica un po’ sentimentali di fronte ai virginiana miller? E’ connaturale, probabilmente. Lo stesso capita con Dispetto, dello scorso lavoro, e con La Verità sul Tennis, presentata da Lenzi come “una canzone d’amore”, un amore meravigliosamente malato di assenza.
La Vita Illusa e poi Acque Sicure, il pezzo più forte – a livello strumentale — de Il Primo Lunedì del Mondo: suona come un foglio volante su cui si apre fermo uno dei ritornelli più incisivi della discografia dei virginiana miller, che esce dritto come una sgridata, o una benedizione. Il pubblico è inevitabilmente coinvolto, su e giù per gli umori che portano da Lunedì a Placenta, tutti cantano di una felicità che passa vicina, vive nel clima e s'arrende al panorama; e di una spiaggia libera, come se fosse l'ultima spiaggia libera.
Oggetto piccolo (a) e Cruciverba sono capolavori, la dimostrazione di quanto si diceva riguardo alla poesia dei testi dei virginiana miller, che chiaramente non siamo in grado di descrivere come si dovrebbe. Alla meravigliosa Malvivente segue una inedita versione di Vacanze Romane, che diverte tutti e riporta beatamente sulla terraferma.
Dopo una breve assenza dal palco, durante la quale si cerca di manomettere la scaletta a seguito dell’emergere della mozione di maggioranza uomo-di-paglia, i virginiana miller tornano a suonare, e tornano con Un’altra Sigla per Harlock. “Tutto è bellezza e grazia” ce lo cantiamo in faccia, felici che sia vero di fronte a un simile spettacolo, così totale e pervasivo. L’Inferno sono gli altri, eccezion fatta per i presenti, dice Lenzi, che non si toglie la giacca per educazione. Poi propone una questione mondana: a molti succede di ascoltare una canzone altrui e di desiderare di averla scritta (“capita anche ai Baustelle!”); ai virginiana miller è sucesso il contrario: di aver scritto Uri Geller e di desiderare che l’avesse scritta qualcun altro, probabilmente Paolo Conte. E partono con una versione acustica disarmante, con tanto di kazoo in bocca a Lenzi che fa preppeppèèèè pereppepppèèèè. Un virtuoso peraltro.
Il concerto si chiude con un classico che più classico non si può, l’Estate è Finita. Infatti fuori piove a dirotto.




