Sotto il cielo di Fred, le Semi-Finali: Edoardo Cremonese

Edoardo Cremonese, semi-finalista per il premio Buscaglione, Sotto il Cielo di Fred

Edoardo, innanzitutto parlaci del tuo approccio al cantautorato. Come sei arrivato fin qua, un genere sicuramente più impegnativo e “difficile” rispetto ad un classico gruppo rock, o metal, o pop, o psychedelic bong harcore metal?

Io non ho mai scritto una canzone in una lingua diversa dall’italiano; neanche all’inizio quando magari i primi risultati erano un po’ imbarazzanti e scarsi. Inizialmente vedevo molti che scrivevano in inglese, che senza dubbio è più funzionale e rassicurante per cuccare le ragazze; ma a me non è mai interessato io sono italiano, scrivo e penso in italiano. Purtroppo e per fortuna.

Il tuo pezzo, Siamo il Remix dei Nostri Genitori (Titolo che dà anche il titolo al tuo album), ha un sapore quasi nostalgico, molto amaro. Una visione triste sullo scontro tra la tua generazione e quella dei tuoi genitori. Puoi ampliare il discorso? Secondo te siamo davvero una generazione meno reattiva rispetto a quella che ci ha preceduto? E come usciranno i nostri remix? Ancora più apatici di noi?

Mah, soprattutto la tecnologia per certi versi ci sta rincoglionendo per bene. Non penso ci sia una generazione che ha vinto o un’altra che ha perso; hanno avuto tutte delle belle grane per quello che ne so io. E il pezzo parla proprio di questo paragone dannatamente stancante, così stancante che la cosa migliore sarebbe andarsene in vacanza a cazzeggiare, che tanto non cambierebbe nulla.

Non avremo figli più apatici di noi, la mia generazione i figli li farà tardi, poi l’apice del rincoglionimento è probabile che spetterà a noi, loro forse avranno altri problemi ma ora non saprei dirti quali.

Naso a tramezzino, Per Vedere Lost e Siamo il Remix dei Nostri Genitori sono i titoli dei tuoi lavori. Ovviamente si nota una chiara vena ironica (spesso accompagnata, come nel caso del brano in concorso, da una nota di malinconia), scherzosa. A tuo avviso l’essere ironici aiuta ad avere una visione più chiara sul mondo, a mandare un messaggio al pubblico più efficace dei soliti toni seriosi e altisonanti usati da molti scrittori/musicisti?

L’ironia è un arma a doppio taglio non è facile da maneggiare, la mia intenzione è quella di usare l’ironia come una specie di fumogeno.
Come dire ti trovi in mezzo questo fumogeno colorato (che è l’ironia), poi il fumo svanisce e poi senza accorgerti ti trovi davanti uno che ti tira un cazzotto o una carezza (che sarebbe il messaggio).

Partendo proprio dalla tua esperienza, per un musicista quanto è importante sapersi reinventare, sia nel nome (mettendosi “in chiaro” usando il proprio nome e cognome come hai fatto tu, ad esempio) o nel genere musicale, riuscendo comunque a mantenere un contatto costante con i propri fan?

Re-inventarsi ad ogni occasione è una delle prerogative per riuscire a fare qualcosa che si avvicini al concetto di arte, non è facile proprio per nulla; anzi è faticosissimo, e io non credo di essere un buon esempio.
Poi in Italia è ancora più difficile perché spesso quando uno trova la formuletta che funziona e gli porta seguito di pubblico tende a non volerla mollare più, fino allo sfinimento.
Poi in generale per quanto mi riguarda, chi mi segue è mio amico o se non lo è comunque lo diventa, e le amicizie sono così vanno e vengono a volte.

Edoardo, tira fuori il tuo lato cattivo e bastardo e usa questo tuo spazio a disposizione per far distruggere psicologicamente i tuoi avversari!

Tra i gruppi che ci sono, di persona non conosco nessuno; a parte gli Eugenio in via di Gioia, con cui ho suonato a Torino. Di loro ti posso dire con certezza che gli puzzano le ascelle molto più di me. Su questa cosa ci siamo già scontrati in un intervista su NME e ci siamo dati appuntamento all’autogrill di Tortona Sud per regolare i conti.

Links: Facebook, Youtube, Soundcloud, Spotify.

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