Sotto il Cielo di Fred, le Semi-Finali: Pagliaccio

I Pagliaccio, semi-finalisti per il premio Buscaglione, Sotto il Cielo di Fred

Continua la rassegna di Ephebia Festival in collaborazione con il Premio BuscaglioneIl gruppo di oggi sfugge ai generi ed alle etichette, sono underdogs cacciatori (e vincitori) di premi e suonano pop mantenendo alta la mira. Sono i Pagliaccio e gareggiano con la loro Irresponsabile.

Leggo dalla vostra bio che non amate essere etichettati sotto un genere, ed è condivisibile. Tuttavia “Sotto il Cielo di Fred” è rivolto alla musica “d’autore” italiana, che è comunque una definizione piuttosto labile e fumosa. Provate a descrivermi cosa è per voi la musica d’ autore e se pensate di potervici riconoscere.

Hai ragione è molto difficile dare una risposta, o meglio , pretendere che la risposta sia oggettiva e univoca. Io credo che nell’immaginario classico, la musica d’autore sia quella fatta dal classico tipo con la chitarra classica che racconta delle storie drammatiche o divertenti e tu lo stai a sentire con un bicchiere di vino davanti in un localino/cantina che fa per lo più concerti acustici. Potresti, per l’occasione, fumare anche un po’ la pipa, ma questo è opzionale.

Credo che però le cose siano un po’ più complesse di così, o almeno stiano cambiando negli ultimi anni, e forse penso che vedere chi sono e cosa fanno i finalisti di questo concorso confermi questa sensazione.
In generale, per come la vedo io, la musica d’autore è una tipologia di musica che prevede, al momento della composizione, una attenzione particolare ai testi e alla cura della narrazione/poetica della canzone. Non ho mai visto però un legame stretto (che pure è stato spesso nei circuiti d’autore “istituzionalizzato” )con una tipologia unica di arrangiamento o di esecuzione dei brani. Detto ciò credo si potrebbe discutere per decenni su dove sono i confini tra chi fa musica d’autore e chi no.

La vostra band ha ricevuto una gran serie di premi e riconoscimenti in Italia, soprattutto considerando il fatto che siete una band giovane classe ’10, ed arrivare a queste fasi di un premio così prestigioso è già un altro grande traguardo. Cosa pensate che potrebbe fare un gruppo come il vostro per attirare l’ attenzione fuori dal suo Paese?

Eh, fatichiamo già abbastanza, nonostante i riconoscimenti e gli ottimi riscontri, ad imporci in questo contesto italiano, per cui non abbiamo ancora mai pensato ad estendere il nostro raggio d’azione all’estero. Tendenzialmente poi, se canti in Italiano, hai margini di sviluppo (…) soprattuttto qui, per cui per ora siamo concentrati sul belpaese.

Pagliaccio, raccontaci cosa ti fa ridere quando pensi alla musica in Italia.

Questa domanda è veramente bella e mi fa pensare tantissimo! Verrebbe facile dirti che ci sono più elementi per piangere che per ridere, ma siccome sono un clown sofisticato cercherò di andare oltre e di rimanere sulla risata. Guarda la cosa che mi fa più ridere è cogliere un po’ l’inconsapevolezza dei seguaci del circuito indie che per definizione fa pensare a una nicchia di eruditi e sofisticati cultori di un genere particolare e ben definito. Bene io ho la sensazione a volte che ci siano degli sbandamenti impressionanti e che le masse agitate da alcuni fondamentali opinion-leaders oscillino osannando o abbattendo con una superficialità disarmante alcuni progetti piuttosto che altri. Il meccanismo che muove l’indie follower è quindi più o meno lo stesso di quello che, su scala più ampia, regola il mainstream follower. Ma l’indie follower ha molta più spocchia.

Il vostro pezzo in gara: dite di comporre con un approccio “indie” pur suonando “pop”. La sonorità leggera, radiofonica, è un compromesso che cercate per diffondere i vostri messaggi o una scelta stilistica convinta?

Entrambe le cose. O meglio, forse è un compromesso che non ci costa nulla. Abbiamo tanti ascolti anche nel mondo pop, nonostante la base sia più ritrovabile “nell’ indie”. Inoltre, per farla breve, noi vogliamo che la nostra musica arrivi al maggior numero possibile di persone, e su questo non ci sono vie di mezzo, per cui ci viene naturale cercare di farci capire. Crediamo nel pop intelligente, e cioè che sotto una veste leggera e scanzonata che faciliti la fruizione si possano passare dei contenuti, e scriviamo e suoniamo con questa convinzione. La comunicatività per noi è totalmente fondamentale, su disco così come live.

Adesso non si scherza più, risvegliate i traumi infantili King-indotti nei vostri avversari e terrorizzateli!

Assolutamente no! Questa è una competizione sana e positiva e non avrebbe alcun senso cercare di far paura agli altri con frasi ambigue o stupide sulle solite dicerie su tagli delle gomme nel parcheggio delle Officine Corsare o sul fatto che a Torino aprano i furgoni dei musicisti per rubare il backline e che sarebbe molto meglio stare a casa. Non è inoltre mai stato provato che eravamo stati noi a prendere gli strumenti dei FASK. Quindi sono tutti i benvenuti!
Facciamo solo presente che nessun componente di un gruppo che ci ha battuto ad un concorso è tuttora in (atti)vità.

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