Il nuovo album dei TERRA: recensione

DEVO assolutamente affermare che i TERRA sono, senza ombra di dubbio, la scoperta musicale più interessante nella quale io mi sia recentemente imbattuta.

Questo disco ha infatti una qualità che supera di gran lunga le aspettative e la media delle band italiane ma anche estere contemporanee.

Con grande onore ho avuto l’opportunità di cononscerli al festiva musicale I suoni di Villalba in compagnia dello staff di Ephebia ed è in quell’occasione che ci siamo letteralmente innamorati di loro ed abbiamo deciso all’unanimità di invitarli al nostro festival come band di chiusura dell’edizione 2018.

A parte le lodi sul fatto che siano musicisti di altissimo valore e livello tecnico (questa è deformazione professionale), posso affermare che quest’album è una bomba, un PRODOTTO ECCELLENTE CHE VA ASCOLTATO DALLA PRIMA SINO ALL’ULTIMA TRACCIA.
La scelta della lingua inglese senz’altro azzeccatissima per la fluidità dei brani ma anche per quello che scrivono (leggetevi i testi)

Arrangiamenti originali di altissimo valore armonico, scelte ritmiche complesse ma allo stesso tempo accattivanti lo rendono un vero e proprio gioiello nella nostra collezione di dischi.

Le loro performances live, in continua evoluzione, creano un’atmosfera unica che non ti fa staccare gli occhi di dosso da questi quattro musicisti. Per non parlare poi della parte visual che curata nei minimi dettagli (voglio anche ricordare che i Terra creano indipendentemente il loro merchandising ed hanno anche creato le copertine del loro album in legno naturale).

Tornando al loro disco (scusatemi se mi dilungo ma credetemi che se avrete l’opportunità di ascoltarli dal vivo non sarà facile scollegare le due cose!) posso parlarvi un po’ di quelle che sono state le sensazioni derivate dall’ascolto di alcuni brani.

Primo tra tutti vorrei spendere due parole per il loro singolo di esordio Close Enough ,un pezzo molto interessante con un ritornello decisamente melodico che apre in uno special meno morbido (ottimo come primo singolo perchè a mio avviso loro sono molto più lo specchio dello special di questo pezzo piuttosto che del ritornello).

Per la traccia numero 5, Create, Mutate, Erase, potrei spendere molto di più ma non lo farò perchè voglio lasciarvi la sorpresa di un brano che mi ha fatto rimanere a bocca aperta nel quale si mescolano sonorità metal, tribali e arabesque in un connubio di grande atmosfera ma anche di estrema potenza… io l’ho messa come suoneria del telefono per dirne una.

IL PIGLIO più stoner di un brano come Walkin on Sand non è sicuramente da meno come non lo è la potenza emotiva espressa da un brano come Rise o l’angoscia di Father che vibra dritto al piano emozionale.

Ma cosa posso dirvi? Non c’è un vero e proprio brano che non sia all’altezza di quest’album che è una continua scoperta dalla prima all’ultima traccia (se penso che non ho mai avuto voglia di skippare un pezzo credo che sia sintomatico).

I TERRA sono dei contenitori di arte ed emozioni; sono compositori e musicisti che riflettono in maniera eccezionale la loro dimensione nei loro brani ed è proprio questo che trapela dall’ascolto di queto disco: l’anima, la rabbia, la passione, l’ardore, la vita, la morte, il caos, il fallimento, l’amore, l’angoscia. IN QUESTO DISCO C’E’ TUTTA L’ANIMA. Questo disco è un capolavoro e i TERRA ad Ephebia avranno sempre un posto d’onore.

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